TRATTO DAL REDAZIONALE DEL 5/06/2017 ANDATO IN ONDA SU RADIO ONDA LIBERA

RIABILITAZIONE POST-CHIRURGICA

D. Abbiamo annunciato nei giorni scorsi questo redazionale di oggi che riguarda la riabilitazione post-chirurgica, che riveste un ruolo molto importante nel vostro lavoro. Cosa si intende nello specifico quando si parla di questo settore della fisioterapia?
R. Per riabilitazione post-chirurgica si intende un percorso terapeutico basato sull'applicazione di tecniche, strumentazioni e manipolazioni volte a ripristinare il corretto funzionamento di un distretto corporeo e riportarlo nelle condizioni di normalità che vi erano prima dell'intervento o del trauma subito.

D. In che modo lavorate su un paziente che si è sottoposto a chirurgia?
R. Vi sono dei protocolli riabilitativi e delle linee guida che vanno rispettate, nei tempi e nei modi. Ma, come abbiamo già detto anche nelle volte precedenti, ogni paziente ha una sua storia clinica che differisce, anche in minima parte, da quella di un altro paziente: questo, quindi, ci permette di costruire un vero e proprio protocollo su misura, che può subire variazioni in base all'andamento del recupero.

D. Sono già arrivati dei messaggi, e in molti, da casa, ci chiedono che in tante occasioni hanno sentito dire da altre persone che la riabilitazione è dolorosa. Non posso che rivolgere a te questa domanda quindi: è davvero doloroso questo percorso?
R. Dopo un intervento chirurgico il dolore può esserci e questo rientra nella normalità delle cose, proprio perché il distretto corporeo ha subito un cambiamento importante. Detto questo, si tratta comunque di un dolore tollerabile, che può essere attenuato grazie al nostro intervento utilizzando strumentazioni specifiche. Stesso discorso vale per la cosiddetta rieducazione motoria, che comprende movimenti ed esercizi per il recupero articolare e muscolare: può essere in alcuni casi fastidiosa, ma chi sa lavorare nel modo giusto fa sì che questo fastidio possa essere sempre sopportabile e possa diminuire nel tempo.

D. Perché è così importante la riabilitazione post-chirurgica?
R. È importante perché vi è una notevole riduzione dei tempi di recupero, e questo è un aspetto fondamentale! Un'articolazione o un distretto muscolare che non viene sottoposto a fisioterapia post intervento può impiegare tempi lunghissimi per ritornare in condizioni di normalità, e talvolta anche non in modo corretto. Per questo rappresenta un passaggio importantissimo!

D. Tempi di recupero ridotti quindi, e soprattutto lavoro in sicurezza.
R. Esattamente! Un aspetto molto importante da non sottovalutare è questo: negli anni i tempi di recupero sono notevolmente diminuiti, e questo perché sono state fatte delle scelte consapevoli nell'adottare tecniche terapeutiche e utilizzo di macchinari mirati che ci hanno permesso addirittura di dimezzare il tempo di recupero: potete immaginare la soddisfazione dei pazienti, in particolar modo degli atleti che non vedono l'ora di ricominciare a praticare attività sportiva! E quando poi anche i medici ortopedici sono soddisfatti del lavoro svolto, capiamo che stiamo percorrendo la strada giusta. Che dite, può essere motivo di orgoglio per noi?

D. Assolutamente sì!! Un'altra domanda: una volta concluso il percorso terapeutico il paziente come deve orientarsi per ricominciare a svolgere le attività quotidiane o, addirittura, a praticare nuovamente attività fisica?
R. Il percorso riabilitativo non termina quando si concludono le sedute di fisioterapia, ma continua nei mesi successivi. Innanzitutto ai pazienti viene consegnato un protocollo riabilitativo che prevede esercizi da eseguire a casa per un tempo più o meno variabile. Per chi, invece, vuole ricominciare a praticare attività sportiva, il nostro centro prevede la collaborazione con uno specialista del settore delle scienze motorie, che provvederà a creare un apposito programma di allenamento in base alle esigenze del paziente e dell'intervento subito.

Il seguente articolo è tratto da un'intervista andata in onda su Radio 

Onda Libera il 29 marzo 2017

REDAZIONALE MAL DI SCHIENA

D. Cos’è il mal di schiena?
R. è una sintomatologia dolorosa che colpisce la colonna vertebrale nel tratto lombare. Un’alta percentuale di persone, in qualsiasi fascia di età, soffre o ha sofferto di mal di schiena, tanto da renderlo, nei paesi occidentali, la prima causa di assenteismo dal posto di lavoro. Può manifestarsi come un dolore localizzato o irradiato; si parlerà quindi di lombalgia nel caso di dolore localizzato e di lombosciatalgia o lombocruralgia nel caso di dolore irradiato agli arti inferiori.

D. Quali sono le cause?
R. Il mal di schiena viene definito come una patologia multifattoriale, perché la sua insorgenza può essere determinata da numerosi fattori, sia fisici che psicologici. Tra le cause troviamo sforzi eccessivi, traumi, posture inadeguate (ad esempio mantenere a lungo delle posizioni obbligate come lavorare al computer o guidare per lungo tempo), un’eccessiva tensione e rigidità muscolare, sovrappeso, gravidanza, artrosi, osteoporosi, anomalie anatomiche della colonna e dei piedi. Da non sottovalutare l’importanza che le cattive abitudini di vita hanno nella comparsa di questo disturbo: una tra tutte è la sedentarietà.

D. Quindi come intervenite in questi casi?
R. Ho accennato prima all’enorme quantità di fattori che possono determinare la comparsa del mal di schiena. Se non si cerca e si corregge o elimina il fattore scatenante non si è fatto un lavoro completo. Abbiamo lavorato sul sintomo!

D. Perché c’è anche un altro modo di lavorare?
R. Il nostro intervento è mirato , oltre ad eliminare il dolore, a cercare, con un lavoro di equipe, con medico specialista, osteopata e fisioterapista, di trovare la causa, rimuoverla e ripristinare una buona mobilità del paziente. Ricordiamoci che un buon movimento ci permette una buona qualità di vita!

D. Quindi tu mi stai dicendo che ci sono vari tipi di lombalgia?
R. Brava! Ed ogni tipo andrebbe trattato in maniera diversa! Se ci troviamo di fronte ad una lombalgia dovuta ad un problema ascendente, che origina dai piedi, oltre a trattare la zona interessata dal dolore, andremo a studiare e correggere l’appoggio plantare, togliendo quindi la causa del dolore.

D. Quindi, se ho capito bene, ci sono vari tipi di trattamento anche in caso di sintomatologie simili?
R. Esatto! Non si può pensare che , in caso di sintomi simili, le cause e il trattamento possano essere gli stessi. Lo scopo principale del nostro lavoro è quello di valutare attentamente il problema, impostare un piano di trattamento il più possibile vicino alle esigenze del paziente e che, ottimizzando i tempi, possa portare dei benefici il più possibile duraturi nel tempo.

D. C’è quindi un’attenzione meticolosa dietro il vostro lavoro
R. Il nostro lavoro si sta orientando sempre di più verso una differenziazione della diagnosi e del trattamento, in controtendenza al modo, sempre più diffuso, di standardizzare le patologie. In questo redazionale, infatti, non ho nominato nessun tipo di terapia in particolare, proprio perché un trattamento che può essere risolutivo per una persona non è detto che lo sia per un’altra. Un paziente affetto da scoliosi non è uguale ad un paziente con problematiche artrosiche, discali, viscerali o occlusali. Ogni paziente ha il diritto di essere accolto e trattato nel modo più consono alla problematica che presenta.

Share by: